martedì 17 marzo 2015

V - Publicações da Associação IL Presidio - Centro Studi


Di imminente pubblicazione


Francesco Bindella



LA QUESTIONE BIBLICA DI UNA

«FONDAZIONE GIOVANNEA»
__________________________

UN POCO “OLTRE” NELLA CHIESA


 Collectio «Praesidium Assisiense» N. 5; pp. 335.


 Anteprima

Di imminente pubblicazione, l’opera propone un ampio itinerario di ‘rivisitazione ermeneutica’ della questione giovannea sul testo biblico. Non certo nuova nel pensiero e nelle attese della cristianità occidentale, la questione di una Fondazione giovannea è qui affrontata dal punto di vista della sua fondamentazione biblica, nella verifica rigorosa delle sue condizioni di possibilità e delle sue potenziali forme di vitalità nella Ecclesia e nella cultura contemporanea.
Benché limitatamente relativa alla prima parte dell’Opera, la presente Introduzione sintetica è stata concepita per offrire le ragioni e il senso dell’intero suo progetto.
   
1.   La consegna delle chiavi di Pietro

L’opera assume come punto di partenza l’immagine centrale dell’affresco michelangiolesco del Giudizio Universale che raffigura Pietro nell’atto di consegnare le chiavi al Cristo della parusia, a significare la rimessa del mandato di pontificato a compimento del ciclo storico e temporale della Chiesa.
Con lo sguardo fisso sul Cristo, il gesto petrino di rimessa delle chiavi appare diretto, passando sul capo dell’apostolo Giovanni, raffigurato in posizione sottostante.
E’ traendo spunto da questa immagine che si pone l’interrogativo iniziale e programmatico: si potrà dire che il gesto di Pietro, compiuto nella forma diretta ed esclusiva con cui è rappresentato, trovi conferma biblica?  Sarà confermata, in tale circostanza, una forma di presenza di Giovanni secondaria e quasi irrilevante?
Effettivamente, il confronto biblico – nel caso, la finale del Vangelo dello stesso Giovanni - sembra offrire un contributo ulteriore al riguardo, attestando sì la presenza di Giovanni accanto a Pietro in una forma, tuttavia, ben più significativa di quella supposta dalla scena michelangiolesca.
Secondo la narrazione del cap. 21, a chiamare in causa Giovanni è lo stesso Pietro subito dopo la conferma solenne del suo ‘pontificato’ (Gv 21,15-17). Ciò nonostante, per una indefinita forma di attrazione, egli si volge indietro ad osservare il «discepolo che li seguiva, quello stesso che Gesù amava» (v. 20), manifestando interesse per il suo destino, tanto da osare la domanda diretta: «Signore, di questo che ne sarà?». La domanda ottiene una risposta, o piuttosto una ‘replica’, dura e immediata:

«Se io voglio che lui resti mentre io vengo,
a te che importa? Tu seguimi!» (Gv 21,21-22). 

Tradizionalmente riconosciuti difficili all’interpretazione, i termini della ‘replica’ lasciano comunque trasparire con sufficiente chiarezza l’allusione a quello che si potrebbe dire un progetto giovanneo, un ruolo giovanneo, enunciato in rapporto alla parusia o secondo avvento di Cristo.
Al tempo stesso in cui è solennemente confermato il progetto petrino: «Pasci le mie pecore…» (v.16), a Pietro viene enunciato un altro progetto da lui non previsto e del quale - indirettamente si deduce – egli non sarà messo a parte, nel richiamo al limite e alla sufficienza dalla sua sequela Christi: «A te che importa? Tu seguimi!».
Ancora, da tali termini, sembra potersi percepire una forma indefinita di successività, di ulteriorità di questo progetto giovanneo rispetto al progetto petrino, nella decisa proiezione del primo in una prospettiva escatologica connaturalmente relativa al venire (érchomai) di Cristo, di richiamo alla categoria del Regno il cui kérigma, tipicamente cristologico, ha attraversato e dominato tutto l’arco dei Vangeli.
Nei termini del rapporto tra Regno e Chiesa, tradizionalmente fissati nella formula «già e non ancora», la profezia del restare di Giovanni in associazione al venire di Cristo, sembra decisamente orientata in direzione del Regno, a superamento e compimento del «non ancora» del tempo della Chiesa.

2.         L’imposizione di nome nuovo, profezia e investitura di fondazione

Questo aspetto di ulteriorità del progetto giovanneo, lasciato intendere per la fine («mentre io vengo»), può offrire un richiamo suggestivo a quel «poco oltre» con cui i sinottici avevano situato, agli inizi, la chiamata di Giovanni associato al fratello Giacomo: è «andando un poco oltre» che Gesù chiama i due fratelli, dopo la chiamata di Pietro (Mc 1,18-19 e Mt 4,21). Ed è proprio in tale contesto - il contesto della chiamata - che affiora un elemento di particolare interesse in rapporto alla questione ermeneutica sollevata, ossia, il mutamento di nome e il suo valore significativo in ambito biblico.
La questione è già stata trattata in altro contributo (> I° vol. della Collectio, La Rivelazione del Nome divino sul roveto) e potrà essere qui riformulata nel modo più semplice nell’enunciato secondo cui il mutamento di nome, ovvero l’imposizione di un nome nuovo ad un eletto da parte di Dio in ambito biblico, è un evento profetico significativo di una investitura di fondazione.
Come, agli inizi del VT, i tre patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe sono costituiti fondatori dell’Antica Alleanza sulla base significativa dell’imposizione di un nome nuovo (alla nascita per Isacco), così, in forma analoga, il NT presenta, agli inizi, una triade di apostoli: Simone, Giacomo e Giovanni ai quali Gesù impone un nome nuovo. Al mutamento di nome di Simone in Pietro, segue – con il medesimo il verbo (epitithemi) e la medesima la forma verbale (epetheken) - il mutamento di nome di Giovanni e Giacomo in Boanērgés: «Figli del tuono».
Che il mutamento di nome di Simone in Pietro possa essere riguardato a posteriori come evento profetico significativo di una investitura di fondazione, questo trova indubbia conferma negli oltre venti secoli di storia della fondazione Ecclesia
Un senso di incertezza maggiore potrà invece accompagnare la domanda da porsi quanto ai fratelli Giovanni e Giacomo, «Figli del tuono». Davvero, quanto ad essi, potrà sostenersi lo stesso argomento della profezia e investitura di fondazione annesso all’imposizione del nome nuovo? E ancora: conosce la storia una fondazione posta sui due fratelli nel ruolo profetico di fondatori?

3.         La fondazione su Giacomo
Una risposta parziale potrà venire in tal caso dall’apostolo Giacomo, una risposta di conferma, al tempo stesso in cui è da riconoscersi una tipologia ben differenziata rispetto alla fondazione petrina.
Trattasi di una fondazione di gran lunga postuma rispetto alla persona del suo fondatore, che prende avvio a circa otto secoli dalla sua morte.
Il primo lume della fondazione jacobea si accenderà infatti nell’anno 820 nelle terre dell’’estremo occidente’ (la penisola iberica) al seguito dell’invenzione del suo tumulo, segnalato – vuole la tradizione – da una stella. 
Di qui la denominazione Campus Stellae e la successiva Santiago (Giacomo) de Compostela a designare quel centro ecumenico dell’occidente cristiano che, con la sua incalzante crescita, non solo divenne il terzo grande riferimento della cristianità dopo Roma e Gerusalemme, ma addirittura «superò Roma» - come fu scritto - come centro di richiamo ecumenico e nella più frequente scansione dei suoi anni giubilari.
Abbiamo dunque conferma che, dopo Pietro, anche Giacomo, fratello di Giovanni, può essere riconosciuto al pieno titolo di fondatore, con una fondazione che - a oltre un millennio dalla sua nascita - continua a perpetuarsi nella storia con rinnovata vitalità, dando così conferma storica all’argomento biblico della fondazione sulla base significativa e profetica del mutamento di nome.

4.         Una fondazione su Giovanni?

La questione si ripropone a tal punto con Giovanni, valendo anche per lui la medesima domanda: conosce forse la storia una fondazione posta sul suo ‘nome’, una fondazione storicamente visibile e riconoscibile e tale da potersi degnamente affiancare alla fondazione petrina e alla fondazione jacobea?
La risposta non presenta difficoltà o incertezze essendo evidentemente negativa. E non meno immediate e gravi possono apparire le conseguenze, ossia, la ‘messa in crisi’ radicale dell’argomento sul valore di fondazione annesso al mutamento di nome.  Valido per la ‘triade di fondazione’ dell’Antica alleanza: Abramo, Isacco e Giacobbe; valido per Simone nel nuovo nome Pietro e per il fratello Giacomo nel nuovo nome Boanērgés, l’argomento sembra cedere con Giovanni che pur condivide con il fratello maggiore il medesimo nome nuovo.
Se da un lato è da riconoscere - al momento attuale - lo stato critico della questione, d’altro lato è da osservare che la questione di una fondazione giovannea, nelle sue eventuali e remote condizioni di possibilità, presenterebbe una nota di singolare atipicità che non la allineerebbe, per questo, al carattere comune di ‘visibilità storica’ delle precedenti fondazioni.
Si tratta infatti della sua chiara collocazione in diretto rapporto con la parusia o secondo avvento del Cristo. La profezia di Gv 21,22 enuncia infatti un restare (meno) di Giovanni in rapporto al venire (erchomai) di Cristo («Se voglio che lui resti mentre io vengo, a te che importa?»).
Assumendo dunque come referenziale questa stessa profezia cristologica, la forma di presenza e di permanenza di Giovanni in essa  significata troverebbe il suo punto di innesto non già nell’arco storico e temporale della Ecclesia, bensì in quella che potrà dirsi un’ora storica di raggiunta maturità per la Ecclesia e di avvio al suo compimento ovvero al suo «porto escatologico» (Paolo VI).
Se questo il punto di inserimento, allora potrà trovarsi ragione del fatto che in tutto l’arco storico temporale della Ecclesia trascorso non si sia trovata traccia di un progetto giovanneo e di una conseguente fondazione.
Non si è trovata traccia semplicemente perché non risulta essere questo il tempo e il luogo dell’appuntamento della fondazione giovannea con la storia, appuntamento posto non ‘in itinere’ bensì al compimento.
Se dunque, anche con Giovanni, l’argomento del valore di fondazione annesso al mutamento di nome non si può dire risulti compromesso, d’altro lato è da ammettere che la fondazione giovannea, alle condizioni attuali, può solo essere attestata ed enunciata come profezia una volta riconosciuta la sua fondamentazione biblica, una profezia che i ‘segni dei tempi’ sembrano tutt’altro che sfavorire o allontanare, nel riconoscimento della sua progettualità e provvidenzialità nel piano della historia salutis.

sabato 31 gennaio 2015

IV - Publicações da Associação IL Presidio - Centro Studi



Francesco Bindella


Il FONDAMENTO DEL NOME,
Fondazione di Pneumatologia

Esposizione sintetica



Collectio «Praesidium Assisiense» N. 4 (cm. 23,5 X 17);
Assisi 1998; pp. 77, € 10

  Sintesi

            Il volumetto rappresenta un’esposizione sintetica e semplificata della «La rivelazione del Nome divino ‘sul roveto’», comprensiva pure di alcuni spunti tratti da «La Pentecoste» e di alcuni cenni ulteriori di sviluppo delle medesime tematiche. Tale redazione rappresenta una forma di risposta a quei lettori che, con benevola sollecitazione, avevano da tempo auspicato come particolarmente opportuna una redazione più semplice e scorrevole e tale da rendere accessibile i contenuti delle opere suddette ad un pubblico più vasto di lettori.
            Nello sforzo di sintesi e di ‘essenzializzazione’, una particolare attenzione si è cercato di rivolgere all’itinerario logico e al suo sviluppo che, per quanto possibile, si è cercato di rendere chiaro, ordinato e scorrevole nella scansione e degli argomenti e delle argomentazioni. Nella sezione finale si evidenzia il valore di fondamento del Nome in rapporto alla Pneumatologia, disciplina teologica di emergente attualità.


  Indice

PREFAZIONE                                                                                                      

  Capitolo I°
LA RIVELAZIONE DEL NOME DIVINO ‘SUL ROVETO’
Stato generale della questione                                                                             

§ 1.         Il Nome in ambito biblico                                                                               
§ 2.        Il Nome rivelato                                                                                      
§ 3.        La domanda di Nome rivolta ad «’Elohîm»                                          
§ 4.        L’interpretazione del Nome nella tradizione                                          
§ 5.        Le principali proposte interpretative                                                      
§ 6.        Interpretazione cristologica?                                                                  
§ 7.        Lo stato di impasse dell’esegesi nell’ordinaria
              assimilazione di ‘Ehjeh ’Ašer ‘Ehjeh a Jhwh                                                
§ 8.        Sul necessario discernimento tra ‘Ehjeh ’Ašer ‘Ehjeh e Jhwh              
              a) Il Nome rivelato in prima persona                                                     
               Excursus: La conoscenza ‘nel Nome’                                                     
               b)  Il rilievo di una struttura soggiacente all’espressione del Nome  
§ 9.        Premesse alla lettura interpretativa proposta                                       
a) «Udire e vedere»: una costante nell’esperienza teofanica biblica      
b) Il concetto di ‘Voce’ riespressivo del Nome                                      
              c) La struttura formale dell’espressione ‘Ehjeh ’Ašer ‘Ehjeh   


   Capitolo II°
LA LETTURA INTERPRETATIVA PROPOSTA                                         
§ 1.         I termini propri                                                                                       
§ 2.        Sul concetto di Voce e di Eco di Voce                                                 
§ 3.        La Voce e il medium di risonanza                                                        
§ 4.        Il Nome divino ‘sul roveto’ rivelato
               fondamento al mistero di morte-resurrezione                                          
§ 5.        ‘Ehjeh ’Ašer ‘Ehjeh in rapporto ai termini del Mistero Trinitario   


   Capitolo III°

GESÙ NELLA SUA IDENTIFICAZIONE NELL’«IO SONO»
               Premessa                                                                                               
 § 1.        Oltre il nome «Gesù»                                                                              
§ 2.        Gesù ‘esegeta’ del Nome                                                                       
               a) L’Io Sono nel kerigma pre-pasquale                                               
§ 3.        L’Io Sono attestante la natura divina e inclusivo del mistero di morte-resurrezione
§ 4.        L’Io Sono - Verbo                                                                                 
§ 5.        Le identificazioni di Gesù nell’Io Sono in forma predicativa
§ 6.        I Pseudocristi e la loro pretesa identificazione nel Nome                      
               b) L’Io Sono nel kerigma post-pasquale                                               
§ 7.        Il Risorto-Io Sono  ovvero «Il Vivente»                                                
§ 8.        Le manifestazioni del Risorto-Io Sono
               come «Colui che E’»                                                                            

   Capitolo IV°
LA PNEUMATOLOGIA SUL FONDAMENTO DEL NOME
E DELLA VOCE                                                                                               
§ 1.         «Lo Spirito mandato nel Nome»                                                           
§ 2.        La Pentecoste, manifestazione della Voce                                                  
§ 3.        La prerogativa ecumenica della Voce                                                    
§ 4.        La resurrezione in rapporto alla Voce                                                    
§ 5.        Dalla Croce alla Voce
               sul fondamento della «Pietra del Nome»                                            


III - Publicações da Associação IL Presidio - Centro Studi


Francesco Bindella

LA PENTECOSTE
alla luce della rivelazione del Nome divino


Rivisitazione ermeneutica di Atti 2,1-13,
il paradigma dell’Ut Unum Sint


Collectio «Praesidium Assisiense» N. 3 (cm. 23,5 X 17);
Assisi 1995; pp. 270, € 25



  Sintesi

            L’opera procede ad una rivisitazione radicale, dal punto di vista filologico e teologico del testo di At 2,1-13. La chiave di lettura interpretativa proposta a riguardo del Nome rivelato ‘sul roveto’ (nell’opera N. 1 della Collectio), applicata alla rielaborazione ermeneutica dell’evento pentecostale, apre a nuove dischiusure i cui possibili aspetti di ‘originalità’ scaturiscono quasi con naturalezza dalla paziente cura di adesione al testo nelle sfumature di significato più proprie. La ‘fiamma’ del roveto contribuisce insomma ad innalzare in modo sorprendentemente nuovo le ‘lingue di fuoco’ di Pentecoste - festa solare per eccellenza - illuminando in particolare il terreno dove affondano le radici e i fondamenti dell’UT UNUM SINT.

  Indice
Introduzione                                                                                                  

 Capitolo  I
LA PENTECOSTE NELLA TRADIZIONE ISRAELITICA,
GIUDAICA E CRISTIANA E LA SUA CONNESSIONE
CON IL TEMA DEL NOME                                                                                                   
§ 1.  Nella tradizione israelitica                                                                      
§ 2.  Nella tradizione giudaica                                                                        
§ 3.  Nella tradizione cristiana                                                                       

 Capitolo  II
TESTO, STRUTTURE E ‘FIGURE’ SOGGIACENTI                              
§ 1.  La pericope di At 2,1-13                                                                         
§ 2.  Strutture e figure soggiacenti;
        il ‘paradigma binario’ di Pentecoste                                                   
        a)   Lingue come di Fuoco; il movimento oscillatorio                   
        e il segno della «colomba» e/o del «candelabro a sette bracci»
        b)  L’Eco come Aura; il movimento vibratorio
        e il segno del «serpente» e/o della «pietra angolare»                              
        c)   Il ‘paradigma binario’
        quale riferimento strutturale biblico di altissima significatività             

 P a r t e   Iª

LA SEZIONE DEI SETTE KAI
At 2,1-4

Il Primo «Kai»
 Capitolo  I
IL «COMPIMENTO» DI PENTECOSTE                                              
§ 1.   Il  ‘compimento - riempimento’                                                               
§ 2.  «Tutti»                                                                                                    
 - Excursus
       Sul concetto di Persona in rapporto al Nome                                            
- Nota sull’espressione Su; guaixi;
       «Insieme a donne»: At 1,14                                                                      

Il Secondo «Kai»
 Capitolo  II
ËCHOS: L’ECO DI VOCE
§ 1.  Eco e Voce                                                                                               
       a)  L’Eco «dal cielo»                                                                                
       b)  Ëchos nell’Antico e Nuovo Testamento                                               
ë c)  L’Eco quale fattore di rivelazione                                                           
       d)  L’antecedenza dell'Eco sulla Voce                                                      
§ 2.  La moltiplicazione propria dell’Eco
       a)    La vivificazione delle moltitudini
               e il paradigma eucaristico pentecostale                                             
        b)  La moltiplicazione propria dell’ultimo Adam                                     

 Capitolo  III
PNOË:  L’AURA
Significato di Pnoë e sua versione italiana nel termine Aura                            
        L’AURA VIOLENTA                                                                            
§ 1.  L’«Aura di vita» in rapporto all’«Aura Violenta»                                    
§ 2.  L’Aura ‘fervescente’                                                                                
§ 3.  La «Violenza» quale attitudine adeguata
        alla conquista del Regno                                                                          
- Excursus
       La «Violenza» nella spiritualità cristiana                                                 

 Capitolo  IV
APPROFONDIMENTO
DEL CONCETTO BIBLICO DI PNOĒ                                                     
§ 1.  La prerogativa illuminativa-scrutativa della Pnoē                             
§ 2.  Pnoē e Pneuma  100
§ 3.  L’attitudine conoscitiva propria della Pnoē                                             
§ 4.  La prerogativa didascalica della Pnoē                                                    
§ 5.  Il senso ‘sostanziale’                                                                             
§ 6.  L’«Aura del Forte» e la forma propria di ‘produzione’                          
§ 7.  Pnoē   in prospettiva escatologica
        Incarnazione e ‘Inaurazione’                                                                 

 Capitolo  V
L'AURA 'PORTATA’
§ 1.  Spirito ‘portatore’ e ‘portato’                                                                 
§ 2.  Il movimento quale parametro coessenziale                                           
§ 3.  L’Aura quale frutto ‘portato’                                                                 
§ 4.  Cristologia di Pentecoste e antropologia prototipica                               

Il Terzo «Kai»
 Capitolo  VI
IL ‘RIEMPIMENTO’ DI PENTECOSTE
§ 1.  Il concetto di ‘riempimento’                                                                  
§ 2.  Il concetto di plëröma                                                                            
§ 3.  Il riempimento della casa                                                                      

Il Quarto «Kai»
 Capitolo VII
LE LINGUE DIVISE
§ 1.  Le lingue oggetto di ‘visione’                                                                
§ 2.  La divisione delle lingue                                                                         
§ 3.  Approfondimento del concetto di «divisione»                                        
        in relazione alla Pentecoste quale Nuova Alleanza
- Excursus
       L’Alleanza e il suo carattere divisorio                                                    

 Capitolo VIII
FUOCO E REFRIGERIO
§ 1.  Fuoco e Aura; sussistenza ignea-pneumatica                                         
§ 2.  Inversione e complementarietà dei vertici                                              
          Excursus
       La lingua infuocata e il refrigerio dalla «punta» del dito                         

Il Quinto (e il Sesto)«Kai»
 Capitolo IX
L’EPISTASI IGNEO-PNEUMATICA
E LA SUA INERENZA AL CAPO
§ 1.  Il «sedere» dell’epistasi                                                                          
§ 2.  Assimilazione alla Lucerna posta sul capo                                             
§ 3.  Il ‘metōpon’, luogo del Nome                                                                
§ 4.  Oltre l’improbabile «santuario»                                                              

Il Settimo «Kai»
 Capitolo x
L’INIZIO DEL NUOVO LINGUAGGIO
§ 1.  Le «altre» lingue                                                                                   
§ 2.  Apophtheggomai: «esprimersi in forma di risonanza»                           


P a r t e  IIa

LE MOLTITUDINI IN GERUSALEMME;
ESPERIENZA E NATURA DEL NUOVO LINGUAGGIO
At 2,5-13

 Capitolo I
LE MOLTITUDINI
E LA LORO ESPERIENZA
§ 1.  L’«esse in» Gerusalemme                                                                      
§ 2.  Giudei  e ‘nazioni’                                                                                 
§ 3.  Eulabeis: «bene-recettivi»                                                                  
§ 4.  «Sotto il cielo»                                                                                      
§ 5.  L’esperienza  e le sue ‘domande’                                                           

 Capitolo II
SULLA NATURA DELLE ‘ALTRE LINGUE’
§ 1.  Le «grandezze di Dio» oggetto di loquela                                              
§ 2.  Sulla natura delle «altre lingue»                                                            
§ 3.  Lingua e Nome: il linguaggio essenziale della comunicazione di    
        nome e la sua traduzione nella categoria della ‘risonanza’                     
§ 4.  Linguaggio interpersonale e linguaggio internominale                          
§ 5.  Inadeguatezza della ‘glossolalia’                                                           

 Capitolo III
L’’ESSERE IN’ GERUSALEMME
E L’UT UNUM SINT SUL FONDAMENTO DEL NOME
§ 1.  «Che cosa vuole questo essere?»                                                            
§ 2.  Gerusalemme in prospettiva escatologica;                                               
        la paternità abramitica e la ‘rigenerazione’ delle moltitudini 
§ 3.  Gerusalemme a Pentecoste:
         la prerogativa ecumenica della Voce
         di richiamo e unificazione delle genti       
                                                      
Sezione supplementare

 Capitolo I
LA PIETRA ANGOLARE, ‘PIETRA DEL NOME’,
NEL VALORE DI SEGNO PENTECOSTALE
§ 1.  Il tema del «Giorno del Signore»   
       in rapporto alla ‘Pietra angolare’                                                            
§ 2.  «Testa d’angolo»                                                                                    
§ 3.  «Segno di contro-dizione»                                                                     
§ 4.  La Pietra angolare segno del Nome divino
       e il suo rapporto con l’evento pentecostale                                              
§ 5.  La Pietra angolare espressiva del «Nome» del Risorto
        e il suo valore di fondamento                                                                           

 Capitolo II
ZOROBABELE ‘FACITORE DI PONTE’
TRA BABELE E GERUSALEMME
§ 1.   Zorobabele tra «Spirito e Voce»                                                            
§ 2.  ‘Germoglio’ davidico e messianico                                                         
§ 3.  Zorobabele e la Pietra di testata                                                             
§ 4.  La Pietra angolare, Pietra davidica                                                        
§ 5.  Chiave di Davide                                                                                   
§ 6.  Pietra e Tempio                                                                                     
§ 7.  Zorobabele e Gerusalemme                                                                     
§ 8.  Zorobabele e Melchisedek                                                                      

Appendice
IL «CINQUECENTO DIECE E CINQUE» DANTESCO
E LA SUA CARATTERIZZAZIONE
MESSIANICO-PENTECOSTALE
§ 1.  515: il nome-numero                                                                              
§ 2.  Il Veltro                                                                                                
§ 3.  «Messo del ciel» e sua assimilazione pentecostale                                     
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